LA BOCCA DELL'ANIMA

Locandina Un film di Giuseppe Carleo. Con Maziar Firouzi, Marilù Pipitone, Serena Barone, Maurizio Bologna, Sergio Vespertino, Claudio Collova, Cesare Biondolillo, Vincenzo Amato, Aglaia Mora, Alessandra Pizzullo, Loredana Marino, Franz Cantalupo, Salvo Piparo, Alessio Barone. Genere Drammatico - Italia, 2024. Durata 109 minuti circa.Ritorno alla vita con un donoUn uomo torna dalla guerra nel suo villaggio di montagna: un male oscuro lo tormenta, un dono magico lo riporta in vita.di Roberto Manassero


Trama

Al termine della guerra, Giovanni Velasques torna nel suo paese tra le montagne della Sicilia dopo un lungo periodo di prigionia. Pallido ed emaciato, Giovanni ritrova la fidanzata Angela e il mondo che ha lasciato, con i campi da lavorare e le tradizioni da rispettare. Lui, però, non è più lo stesso, un trauma oscuro lo divora e solo una vecchia majàra sa scorgere nella sua anima lo spirito di un altro uomo, un marinaio morto in guerra. Giovanni scopre così di possedere un "dono" speciale che gli consente di guarire la gente con poteri da sciamano e diventa un punto di riferimento nel paese. Così facendo, però, si isola da tutti, compresa Angela, che nel frattempo ha sposato e gli ha dato un bambino, finendo per scontrarsi con la Chiesa, la mafia e i suoi fantasmi interiori.

Per l'esordio nel lungometraggio, il regista palermitano Giuseppe Carleo ha studiato le credenze magiche della sua regione, cercando di unire fascino per il mistero, sguardo antropologico e indagine sociologica.

Ne è emerso un lavoro che affonda le radici nella tradizione popolare del mondo contadino del meridione ripercorrendone le figure in qualche modo fisse: il soldato sopravvissuto e trasformatosi in uno straniero; la majàra, cioè la strega del villaggio, che ha riscontri in tutte le altre culture folkloriche d'Italia; la fidanzata paziente che accetta di sposare l'uomo che ha ritrovato e che non riconosce più; la comunità chiusa e bigotta; le istituzioni (legali o meno) oscurantiste e repressive.
La sceneggiatura del regista e di Carlo Cannella fa del protagonista un "ritornante", un uomo riapparso dal nulla che rinasce a nuova vita. Giovanni riprende a lavorare la terra, si sposa, ha un figlio, si conforma nuovamente alla società di cui fa parte, ma è al tempo stesso un altro uomo: un condannato, prigioniero del suo "dono" e del suo legame con il regno dei morti. «È inutile», gli dice il fantasma del marinaio che ha visto morire e che Giovanni vorrebbe allontanare, «l'abisso in cui cerchi di ricacciarmi è dentro di te».
L'aspetto interessante della vicenda - ispirata ad autentici racconti del dopoguerra - è il rapporto fra l'esperienza individuale del protagonista e il contesto economico e sociale in cui vive. Carleo sa che nella cultura contadina l'esistenza stessa della magia serviva a cercare altrove, per altre vie e con altre forme, quelle risposte al mistero della vita e della morte di fronte che né l'istituzione della Chiesa né l'organizzazione sociale riuscivano del tutto a trovare.
Peccato che la diversità rappresentata da Giovanni, l'eccedenza dei suoi comportamenti nel mondo chiuso in cui ogni cosa è regolata (dalla tradizione, dalla natura, dalla Chiesa, dalla legge del più forte), non è adeguatamente rappresentata dal film. Carlo ricorre a uno stile elementare, cerca nella distorsione visiva e sonora, nel montaggio a volte frenetico, nei punti di vista inusitati della macchina da presa, negli effetti visivi basilari (le luci bianche delle scene oniriche, l'opposizione tra la roccia e l'acqua, l'oscurità in cui opera la strega...) e nel regionalismo estremo della lingua un corrispettivo a quell'immersione nel magico che sta alla base del progetto.
La bocca dell'anima è più dalle parti del realismo fantasioso di Edoardo De Angelis (il fantasma del marinaio sembra venuto fuori da Comandante) che dal mondo contadino di Maura Delpero in Vermiglio (senza tirare in ballo l'autentica visionarietà di Simone Massi in Invelle). Non possiede però né l'audacia del primo né la giustezza di sguardo della seconda, restando nella terra di mezzo di un cinema volenteroso e appassionato che non sa ancora, però, trasmettere sullo schermo l'ampiezza delle proprie ambizioni.